Gugù e l’allattamento dei piccoli

Alla fine dell’Ottocento l’Italia unita muove i primi passi e prende coscienza della situazione di povertà, degrado e ignoranza che colpisce buona parte della popolazione. Augusta Rasponi del Sale, soprannominata Gugù, nobildonna ravennate, attraverso i suoi disegni, si inserisce a forza con la sua opera di divulgazione nello scenario creato dai nuovi orientamenti scientifici medici che non tengono sufficientemente in considerazione le condizioni socioeconomiche del tempo e soprattutto l’ignoranza delle nozioni di igiene e di sana alimentazione infantile.

Rosee pagine di Gugù



Gugù, attenta ai problemi dell’infanzia, si rivolge alle madri, le esorta a fasciare i bambini in modo da concedere loro libertà di movimento, a vaccinarli contro il vaiolo, ma soprattutto a nutrirli al seno o col poppatoio, senza sottostare a regole ferree di modalità o di orari rigidi dettate dalla puericultura del tempo o dalla tradizione, dirigendo invece l’attenzione verso norme igieniche spesso trascurate.

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 «Latte buono, pappe sane, pulizia, quiete, libertà di movimenti, riparo dal freddo, premurosa e intelligente custodia occorrono alla creaturina, e come a tutti, aria, aria aperta e sole, sole, sole! Non mi so dar pace quando nelle ore in cui più generosamente la buona luce tutta la natura abbraccia, rallegra, e con più esuberanza tutto colora e rafforza, vedo chiuderla fuori dalle case come una intrusa, una nemica, questa grande meravigliosa fonte vivificatrice!» (La mia statistica, 1914)

«Ne La mia statistica, poi, Gugù si batte contro il baliatico (che ritiene pratica disumana nei confronti sia dei bambini che vengono nutriti dalle balie sia di quelli che le balie lasciano al loro paese affidati ai parenti) e causa frequente di mortalità infantile nelle indagini personali di Augusta, da sempre a favore di un rapporto madre-figlio improntato non solo al soddisfacimento di bisogni primari, ma allo scambio reciproco di emozioni e sensazioni».

Menù

«Numerosi i foglietti che faceva recapitare a parenti e amici, soprattutto alle cuginette, a cui era molto affezionata, per invitarle a pranzo».

«Sono stravaganti menù dove tra le righe, che descrivono in modo divertente le varie portate, sbucano bimbetti birichini. I biglietti portano ancora i segni delle ingegnose piegature che secondo una certa moda di allora faceva senza ricorrere a chiusure o nastri, per farli poi consegnare a mano ai suoi ospiti dando vita ad uno scambio affettuoso, ad un divertimento, che in particolare i più piccoli apprezzavano con gioia» (Da Mirca Modoni Georgiou in Migliaia di bambini nella mente, 1986)

«Il poppatoio e la madre si completano. Incalcolabile la benemerenza della piccola bottiglia che pulita bene, ben preparata, fa rimanere ogni Mamma al proprio posto presso il figlioletto. […] Occorre però incominciare presto a porgerlo al bimbo, sia pure soltanto con acqua zuccherata, perché a tre o quattro mesi talvolta è troppo tardi per abituarlo. La necessità di un aiuto può imporsi improvvisamente» (La mia statistica, 1914)

«Giacché la donna sta diventando un uomo, facciamoci soldate, combattendo, distruggendo ogni traccia delle più ingiuste torture del passato (le fasce con cui venivano vestiti i bambini, ad esempio, ndr.) […] Guerra, guerra ai pregiudizi e specialmente a quelli che spesso circondano la preziosa bottiglietta, che ben regolata è la migliore, la più umana delle nutrici e rende possibile trattenere ogni madre al suo posto, presso la propria creaturina» (Vice calendario di Gugù, 1910)