Graphic memoir, stereotipi e alfabetizzazione critica a scuola

Educare all’arte attraverso i principi dell’estetica significa non imparare cronologie ma immettersi nei processi intellettuali e immaginativi dell’arte. Ciò è utile nel momento in cui la sovrapposizione di stimoli crea una mancanza di riflessione critica, mancanza che genera lo stereotipo, come evidenziato da Marco Dallari in Educare all’Arte.

Ma nel fumetto la corretta interpretazione dello stereotipo e la sua contestualizzazione creano la possibilità di osservare le caratteristiche psicologiche e comportamentali di un personaggio, offrendo il vantaggio di dispiegare un tema, che così semplificato può essere più facilmente analizzato (Bianchi, Farello 2000).

I graphic novel o romanzi a fumetti sono simili ai social network perché presentano strategie narrative che affondano in reminescenze dell’adolescenza e della subcultura, diventando così un potente strumento di autorappresentazione e di costruzione della propria identità. Ma le domande suscitate dal testo devono andare oltre l’autorappresentazione, devono riguardare il modo in cui il testo mette in crisi le relazioni di potere nella società e critica lo status quo.

In tal senso, come sostiene Margaret Robbins 2015, il fumetto può essere prezioso nelle attività di alfabetizzazione critica essenziale in classe, intesa come decostruzione dei luoghi comuni, interrogazione e assunzione di più punti di vista, presa di posizione e promozione della giustizia sociale. Questo avviene nel caso dei graphic memoir, diari e biografie a fumetti che danno al lettore un accesso sia alla riflessione operata dalla voce del narratore che all’esperienza viva e coinvolgente del personaggio. 

Fumetto e didattica
Graphic memoir, stereotipi e alfabetizzazione critica a scuola