Il “caso” del Reclusorio pei discoli di Bologna

La nascita dell’istituto correzionale bolognese va ricondotta alla figura del Cardinale Legato Giuseppe Spina, personaggio cardine nell’organizzazione della politica assistenziale del governo della città tra il 1818 e il 1827.

I motivi che determinarono la nascita dell’istituzione furono divulgati tramite un Editto, integrato da un apposito regolamento. Le prime righe dell’Editto costituiscono una sintetica quanto efficace dichiarazione d’intenti:

"L’Ozio sorgente d’ogni vizio, spingendo purtroppo a mano
a mano coloro, che vi si abbandonano, ai più gravi delitti,
esigeva in questa popolosa Città, e Provincia un pronto
riparo,
che allontanasse dalla Società i traviati, e rinchiusi
in un apposito Stabilimento venissero sottoposti ad un
regolato 
tenor di vita, in cui le morali cristiane istruzioni
unite ad 
un giornaliero travaglio fossero valevoli a 
correggere e migliorare il costume, e renderli utili e
pacifici 
Cittadini”.

L’ozio, il vagabondaggio, la frequentazione assidua delle osterie, la smodata dedizione ai piaceri erano considerati deprecabili vizi, mentre la strada costituiva una pericolosa attrattiva, un ambiente di tentazione e sfacelo, da cui era opportuno allontanare gli individui più a rischio, per ricondurli nel Reclusorio e contribuire di conseguenza al progresso morale della società intera. Risultava di estrema importanza enfatizzare ed esacerbare gli aspetti segreganti e disciplinanti dell’istituto, di modo che l’intera città potesse trarre vantaggi dall’educazione dei reclusi.