Il quadro normativo comunitario

Nel corso degli anni, le Nazioni Unite si sono occupate di disabilità in momenti ed in modi diversi.

Il primo atto specifico, approvato dall’Assemblea Generale dell‘ONU, risale al 1971 con la Dichiarazione sui diritti delle persone con ritardo mentale, seguito dalla Dichiarazione dei diritti dei disabili motori e sensoriali del 1975 e dalla Dichiarazione dei diritti dei disabili visivi e uditivi del 1979.
In ambito comunitario, fin dal 1970, la Commissione delle Comunità Europee ha incentrato parte delle proprie attività sul settore sociale e della disabilità, realizzando attività anche mediante il Fondo Sociale Europeo. Nell’ambito di questo fondo sono stati realizzati i vari progetti; alcuni di questi progetti sono stati realizzati in Italia dagli istituti professionali; fra questi vi è il progetto CIGNO (1995-2001) per l’integrazione e l’inserimento lavorativo degli alunni con disabilità che frequentavano gli istituti professionali italiani.
Solo dal 1981, l’Anno internazionale delle persone disabili, si sviluppa un’iniziativa organica sulle persone con disabilità, che si concretizza con l’adozione del Programma di azione mondiale relativo alle persone con disabilità (1983-1992) che è adottato dall‘Assemblea Generale dell’ONU nel dicembre 1982.

Nel 1983, l’UE realizza il primo programma comunitario, nell’ambito del quale si concretizza un confronto continuo tra le diverse realtà nazionali e si definiscono gli obiettivi generali da perseguire da parte di tutti gli Stati membri. Nel 1988, il Consiglio realizza il secondo programma di azione comunitaria, denominato HELIOS I (Handicapped people in the European community Living Indipendenty in an Open Society) (1991-1993) articolato in tre settori prioritari di intervento: l’integrazione scolastica; l’integrazione economica (formazione professionale e lavoro); l’integrazione sociale.

Nel 1990, con il Fondo Sociale Europeo l’UE adotta un altro specifico programma comunitario: il programma HORIZON, finalizzato a migliorare le prospettive occupazionali dei disabili e di altri gruppi svantaggiati. Questi programmi si sono conclusi a metà anni ’90 e ne sono stati attivati altri, in loro sostituzione, che prevedono azioni di carattere generale come la promozione delle innovazioni e l’agevolazione degli scambi mediante seminari di studio, conferenze, ricerche, diffusione delle esperienze che hanno avuto maggior successo, attuazione a livello comunitario di un sistema di raccolta, aggiornamento e scambio di informazioni con utilizzazione delle nuove tecnologie.

In particolare con il programma HELIOS II (1994-1996) si è costituito un forum dei disabili europei, composto dai rappresentanti delle associazioni e delle forze sociali, con la funzione di proporre iniziative, nuove normative e valutazioni dei progetti sociali che intende varare la Commissione Europea.
Nel 1993 l’assemblea delle Nazioni Unite adotta le ”Regole Standard per l’uguaglianza di opportunità delle persone con disabilità” suggerendo direttive di mutamento sociale per consentire a tutti i cittadini di partecipare, in maniera egualitaria, alla vita della società e creando un meccanismo di controllo, valido a livello internazionale, atto a garantire il rispetto dei diritti umani e civili.
Nel 1993, la Commissione sui diritti umani dell’ONU con le Regole Standard per l‘uguaglianza di opportunità delle persone con disabilità” precisa che “ogni violazione dei principi fondamentali di eguaglianza o ogni discriminazione o altri negativi trattamenti differenziati di persone con disabilità contrastanti con le Regole Standard rappresenta una violazione dei diritti umani delle persone con disabilità”.
Le Regole Standard sono, però, uno strumento non vincolante dal punto di vista giuridico e, perciò, inadeguato a tutelare su base legale i diritti violati; tuttavia, comportano per gli Stati membri, un forte impegno morale e politico ad agire ed a cooperare nella definizione di strategie, per la parità di opportunità per i disabili.

Nel 1996, la Commissione Europea, ritenendo insufficiente l’azione della politica svolta da numerosi anni, raccoglie le indicazioni dell’ONU e mira con la Comunicazione Pari opportunità per i disabili.Una nuova strategia della Comunità Europea” (30 luglio 1996) ad un maggiore impegno volto “a identificare e rimuovere i vari ostacoli che si frappongono alla parità di opportunità e alla piena partecipazione a tutti gli aspetti della vita per i soggetti con disabilità.
“L'approccio adottato dall'Unione Europea in materia di disabilità parte dalla constatazione che gli ostacoli ambientali costituiscono il maggior impedimento alla partecipazione alla vita sociale. L'eliminazione degli ostacoli attraverso disposizioni legislative, gli opportuni adattamenti, le regole di progettazione universale e gli altri strumenti sono il fattore chiave dell'uguaglianza delle opportunità dei disabili".
Anche se tali questioni rientrano ancora essenzialmente nell'ambito delle competenze degli Stati membri, la portata attuale della enunciazione comunitaria fornisce importanti strumenti e valore aggiunto che consentono di rafforzare l'uguaglianza delle opportunità per i disabili.
La Comunicazione deve servire come quadro di riferimento per lo scambio di informazioni utili tra gli Stati membri e come guida per l'elaborazione e la valutazione di adeguati provvedimenti nell'ambito delle rispettive sfere di azione.
Allegate alla Comunicazione si trovano le “Linee direttrici per l'attuazione del principio di pari opportunità per i disabili”: essendo compito comune di ogni Stato il valorizzare e dare spazio alla diversità umana, le linee direttrici indicano alcuni campi di cui gli Stati membri devono tener conto per conseguire la parità di opportunità nel campo della disabilità:

  • il mettere i disabili in grado di partecipare alla vita sociale;
  • la rimozione degli ostacoli alla partecipazione;
  • il rendere accessibili le varie sfere sociali;
  • educare l'opinione pubblica ad essere ricettiva riguardo alle strategie di parità di opportunità per i disabili.

L’impegno della Commissione delle Comunità Europee si manifesta, oltre che con l’adozione continua di diversi programmi comunitari, anche con iniziative politiche e proposte ufficiali a tutti gli Stati, i più importanti sono: la stesura della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea del 2000, e vari regolamenti e direttive relativi ad ambiti specifici in materia di occupazione, di condizioni di lavoro, di trasporto etc.

Il consiglio d’Europa, in seguito all’esame delle politiche che possono contribuire al miglioramento dell’accessibilità a vantaggio dei disabili, nel giugno del 1999 proclama a Nizza La “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” e il 3 dicembre 2001 decide che il 2003 è l’anno europeo dei disabili.
Sulla base dell'impulso dato dall'«Anno europeo delle persone con disabilità», nel 2003, la Commissione intende avvalersi dei risultati raggiunti istituendo un piano d'azione pluriennale. L'obiettivo del piano d'azione consiste nell'integrare, entro il 2010, le questioni legate alla disabilità nelle pertinenti politiche comunitarie e nel realizzare azioni concrete in settori chiave, per migliorare l'integrazione economica e sociale delle persone con disabilità. La Commissione il 30 0ttobre 2003 invia la comunicazione “Pari opportunità per le persone con disabilità: un piano d’azione europeo”.
Nel 2006 l’Assemblea delle Nazioni unite approva la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Si tratta di uno strumento concreto che consente di combattere le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani, nei confronti delle persone con disabilità. Obiettivo della Convenzione ONU è, come da art. 8, "sensibilizzare la società nel suo insieme, anche a livello familiare, sulla situazione delle persone con disabilità; accrescere il rispetto per i diritti e la dignità delle persone con disabilità; combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose concernenti le persone con disabilità, compresi quelli fondati sul sesso e l’età, in tutti gli ambiti; promuovere la consapevolezza delle capacità e i contributi delle persone con disabilità". Gli Stati Parti si devono impegnare a garantire ed a promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo.
I principi generali espressi dalla Convenzione sono:

  • il rispetto per la dignità intrinseca;
  • l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone;
  • la non discriminazione;
  • la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;
  • il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa;
  • la parità di opportunità;
  • l’accessibilità;
  • la parità tra uomini e donne;
  • il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità.

L’art.30 “Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport” dichiara; "Gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità a prendere parte su base di uguaglianza con gli altri alla vita culturale e adottano tutte le misure adeguate a garantire alle persone con disabilità:

  • a) l’accesso ai prodotti culturali in formati accessibili;
  • b) l’accesso a programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e altre attività culturali, in formati accessibili;
  • c) l’accesso a luoghi di attività culturali, come teatri, musei, cinema, biblioteche e servizi turistici, e, per quanto possibile, a monumenti e siti importanti per la cultura nazionale.

Con la legge n.3 del 3/3/09 lo Stato italiano ratifica la convenzione ONU.
Nel 2010 il Consiglio della UE ratifica la convenzione ONU e l’approva nella sua interezza con una riserva all’art.27 paragrafo 1.

Il trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1/12/09 contiene una serie di clausole che possono rappresentare capisaldi importanti per una strategia europea sulla disabilità e contribuiscono a migliorare la vita dei 65 milioni di disabili dell'Ue. Già nell'articolo 1 si fa esplicito riferimento a un'unione europea fondata sul rispetto della dignità e dei diritti umani e sul principio di uguaglianza. Questi valori devono essere comuni a tutti gli Stati membri e a tutti i Paesi candidati all'adesione, in una "società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità fra donne e uomini".
Un ulteriore punto che interessa molto i disabili è contenuto nell'articolo 19 del trattato, che rimpiazzerà l'attuale art. 13, e prevede esplicitamente che uno degli scopi dell'Ue sia di combattere la discriminazione nella "definizione e implementazione di tutte le sue politiche e attività". Inoltre viene istituita una clausola generale e orizzontale in cui si assicura che, nel definire e attuare le sue politiche, l'Ue promuova un alto livello di occupazione, una protezione sociale adeguata e la lotta all'esclusione sociale.