Prima di spegnere la luce

Lampadario Sevi

Lampadario Sevi

Chi ha avvertito la necessità di creare -anche- un certo tipo di lampadari destinati a illuminare spazi, tempi, occasioni, ambiti riservati ai bambini, ha certo ben valutato il rapporto tra Infanzia e Tempo. Sorgente di luce che consente di tenere lontani gli orchi, ma anche di evocarli e farli arrivare con una lettura protratta e clandestina, il lampadario creato per l’infanzia è dotato di una enorme importanza che lo rende protagonista di una doppia vicenda, artistica e educativa. Dedotto come è direttamente da quei lampadari che illuminano le gesta dei “primi eroi” del “Corriere dei Piccoli”, è l’ambasciatore più convincente e assiduo del loro mondo, perché non c’è vera stanza senza un coerente lampadario. Maghi imperituri della pedagogia del lampadario sono Arcibaldo e Petronilla, perché sono infiniti gli stili, le forme, le proposte, i disegni di cui ci si vale nelle loro storie, con scupolosa attenzione dell’artificio e con squisita elaborazione di formidabili azzardi in tutto legati alla voglia di sperimentare che permeava il loro mondo. Piccoli celebranti del culto del lampadario, i bambini ne sfruttano la dichiarata complicità quando scoprono che qualcuno l’ha fabbricato apposta per loro.

Gran maestro delle ombre, impresario di un teatro di cui nessuno disvela il mistero, il lampadario è al centro delle finzioni per l’assoluta ambiguità di cui è portatore. Con le sue articolate penombre ha raccontato il Grande Nord e l’Isola Non Trovata, il Paese che non c’è e le colline di Pianilungone.

È indispensabile che non diventi un povero supporto di misere fantasie: conosce tutte le storie, ascolta le ultime confidenze, governa le ombre, rassicura e dirige. Deve proprio essere il signore dello stile.

Antonio Faeti

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