Oso troppo a parlare di museo?

Confesso che sono felice e orgoglioso che la mia città, tramite le sue Istituzioni, esponga questa mia amata collezione in uno dei luoghi più significativi del centro storico, la Salaborsa, esempio suggestivo di architettura liberty e uno dei centri pulsanti della vita culturale cittadina. La collezione, nata per l’entusiasmo della mia paternità, ha raggiunto un livello importante anche grazie al mio mestiere di antiquario. Juliet Kinchin del MOMA, curatrice della mostra ”Century of the Child”, quando venne a Bologna a studiarla per scegliere i pezzi da portare a NY, mentre si faceva largo tra le opere accatastate in un polveroso capannone, esclamava ripetutamente: “Wonderful, fantastic, fascinating”.

Nella mostra sono esposti pezzi di grandi artisti e designer come Rubino, Chessa, Cambellotti, Terragni, Ponti, ma anche di autori anonimi che hanno attinto con la propria creatività nella cultura e nella moda del loro periodo per realizzazioni destinate a un mercato sia popolare che lussuoso. In più, dopo lo “sconquasso” del mio incontro a Barbiana con Don Milani, e gli anni da maestro in situazioni sperimentali e “di frontiera”, non poteva mancare un cospicuo tributo alla scuola e a figure come Marcucci e Montessori che, all’inizio del Novecento, hanno rivoluzionato il rapporto con l’infanzia restituendo ai piccoli dignità e ruolo sociale.

A colpo d’occhio, lo spettacolo che emerge guardando la mostra è impressionante e quasi surreale e mi fa pensare che i bambini di oggi, rispetto ad allora, abbiano certamente molto di più, ma anche molto di meno.

Naturalmente oltre alla ricerca dei pezzi, una quotidiana caccia al tesoro, ho anche molto indagato; ritrovare, attraverso pubblicità, marchi, analisi geografiche e memorie orali, l’identità di fabbriche e artisti finora anonimi, è stato un divertente rompicapo e il completamento di un’avventura che non è ancora finita.

In effetti il ruolo del collezionista privato che mette in gioco tempo, denaro e passione, è ancora alquanto incompreso nella società italiana, specie quando si tratta di una raccolta di oggetti d’uso, di arredi o tutt’al più di arti minori. Si fatica a pensarli in un museo. E invece vuole essere quello il punto d’arrivo, l’obiettivo e il sogno, magari assieme ad altre importanti collezioni presenti in città: costruire un grande museo permanente dell’infanzia.

Maurizio Marzadori